30/01/2015  
“Poiché ti sei umiliato davanti a Me, anch’Io ti ho ascoltato, dice l’Eterno”.  
  (2 Cronache 34:27)  
Nessun uomo si umilia facilmente, neppure davanti a Dio. Umiliarsi significa infatti rinunciare al proprio orgoglio e riconoscere di essere bisognosi e che i propri bisogni rimarrebbero insoddisfatti, se qualcuno non provvedesse a soddisfarli per noi. Umiliarsi era un comandamento nella Legge di Mosè quando, durante la festa ebraica delle espiazioni, il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo con il sangue delle vittime dei sacrifici per l’espiazione dei peccati del popolo. L’israelita aveva chiaro il concetto che una vittima innocente doveva essere sacrificata per espiare il suo peccato e ristabilirlo davanti a Dio: nessuno poteva fare questo da solo, ci voleva una vittima innocente che venisse immolata al suo posto. Gesù ha fatto questo per te e per me: ha dato la Sua vita versando il Suo sangue innocente per ricondurci al Padre per l’eternità. Come non umiliarsi di fronte a tanto amore? Che possiamo anche noi sentirci dire, come il re Giosia, di cui parla il versetto di oggi, “Poiché ti sei umiliato davanti a Me, anch’Io ti ho ascoltato”. - g.b.  
     
     
     

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